Campioni del Mondo!!! Che soddisfazione!!! Battere Francia e Germania, entrambe con la beffa nel finale, ha cancellato d'un tratto l'amarezza di dodici anni di rigori sbagliati, di Byron Moreno, di Wiltord, Trezeguet e di tanti altri fantasmi. Fantasmi che ho visto concretizzarsi per l'ennesima volta quando Cannavaro e Materazzi hanno stretto Malouda in un una morsa che di colpo ci ha fatto sprofondare in un incubo, nell'incubo del già visto, del sogno che si sbriciola all'ultimo atto. Era importante replicare subito, e l'Italia ha saputo farlo sfruttando il punto debole dell'avversario: i calci da fermo. Edecco che SuperMarco, croce e delizia di tutto un torneo, svetta ancor più in alto di quanto fece contro la Repubblica Ceca, regalandoci un altro gol fondamentale, e lavando il peccato di un intervento un pò troppo avventato. Passano i minuti, e la Francia rischia in più di un occasione di subire lo scioccante uno-due, anche perchè Barthez decide di non abbandonare i pali sui calci d'angolo nemmeno nel caso in cui gli stessi fossero improvviso oggetto di bombardamenti. Quando finisce il primo tempo, la pubblicità mi vede moderatamente sereno, perchè siamo in parità, perchè loro hanno segnato su rigore e noi su azione(da fermo sì, ma comunque su azione) e soprattutto perchè dopo 45 minuti il pareggio sta stretto a noi, malgrado lo svantaggio iniziale. I primi dieci minuti della ripresa sembrano confermare questa tendenza, poi Zizou e compagni cominciano a imprimere ritmo alla partita, forse perchè temono (giustamente) di avere ancora poca birra in corpo. Paradossalmente, è proprio in questo frangente di estrema sofferenza che l'Italia si guadagna la Coppa. Cannavaro e compagni subiscono, rischiano, ma non prendono gol: vedere una maglia azzurra sbucare ogni volta e anticipare, spizzare, deviare risulta alla lunga devastante, anche per i nervi di un campione navigato come Zidane, specie se di fronte c'è un Materazzi che sembra avere fatto tesoro delle lezioni che ha subito più di una volta. E così, per una volta, il corazziere dell'Inter non perde le staffe, ma le fa perdere all'idolo di Francia, che poco dopo aver usato la sua pelata per cercare di trafiggere il maestoso Buffon, centra una più facile incornata che condiziona incontro, coppa e reputazione del povero torello infuriato. Civoli e la regia tedesca sono profetici nel sottolineare l'uscita del francese che tornando negli spogliatoi a testa bassa si avvicina alla coppa e se ne allontana definitivamente. Comincio a leggere i segni nel cielo di Berlino: Vieira esce, esce anche Henry, Zidane è fuori, i cartellini per i blues aumentano e l'Italia tiene. Per una volta i rigori potrebbero essere delizia e non croce. E'così, perchè stavolta gli azzurri li affrontano col piglio giusto: non sembrano condannati a morte, ma gente che sa di dover segnare per poter alzare la coppa al cielo. Non ne sbagliamo uno, e quello decisivo porta una firma che vale triplo. Lo segna Grosso, uno che ha fame di vincere, uno che è un operaio, uno che è un difensore, il reparto di ferro della squadra più forte del mondo.